San Lorenzo: legge, mercato delle vacche e altri pensieri
Divergo per un post dalla solita vena tecnologica, perche sono d’accordo con Antonio Tombolini quando dice che il caso San Lorenzo e’ una brutta storia per l’italia e ancora di piu perche ci ricora di non semplificare e sposare il mainstream perbenista (disclaimer: io sono progressista, nel nostro paese mi sento di sinistra, altrove forse avrei piu scelte).
Dunque ho piu domande che risposte.
La posizione del sindacato in questo caso mi pare scandalosa, ma temo sia abbastanza comune nel nostro paese (piu di una volta ho sentito leggende metropolitane di imprenditori per i quali si rilassano vincoli edilizi e si aprono le porte dei palazzi della politica grazie ad interventi di svlataggio di squadre di calcio & c.). Se i contratti fossero stati illegali e la multa giusta allora la soluzione non sarebbe dovuta passare per una sanatoria. Tanto meno se per aderire alla sanatoria fosse stato richiesto un accordo preventivo.
Usare la paura della multa spingere ad un accordo sembra troppo simile a pagare per avere protezione…
Poi ci sono i contratti… nessuna delle due parti mi pare spiega bene la motivazione della multa e degli accertamenti sullo status dei lavoratori, dando adito a semplificazioni eccessive. I contratti pur regolari nella forma, potrebbero non esserlo stati nella sostanza.
Mi spiego. Sei ai lavoratori fossero stati fatti contratti a progetto (per dire) e poi fatti lavorare in un call center con vincoli di subordinazione analoghi a quelli di un dipendente allora questi contratti, pur regolarmente registrati, pur con tutti i contributi richiesti pagati, allora i contratti non sarebbero comunque stati legali (nel senso che non erano adatti a regolare quel tipo di lavoro, e forse anche le ).
Ripeto, non so se questo e’ il caso (mi piacerebbe saperlo pero’). Io purtroppo vedo molto, troppo, spesso (soprattutto nel settore dell’informatica) usare contratti di lavoro autonomo per regolarizzare rapporti che tutto sono meno che di autonomia.
La pessima legge che abbiamo non e’ colpa delle aziende e dovrebbe essere cambiata per dare meno incertezza e meno burocrazia (riconoscendo anche che ci sono lavori ad “alto ricambio” che le persone fanno per meno tempo di proposito). Ma e’ anche vero che nessuno le obbliga ad utilizzare in quel modo i contratti: come abbiamo visto le aziende possono delocalizzare se sentono che in Italia non ci sono le condizioni…
technorati tags:sanlorenzo, lavoro, politica

Come ho già detto a Antonio il suo discorso fila liscio come l’olio. Il sEcolo XIX ha scritto una marea di stupidaggini per ottenere attenzione, senza informarsi, senza nessun fondo di verità.
Quello che mi chiedo io è: ma i famosi “collaboratori” del call center erano davvero liberi di collaborare oppure erano in tutto e per tutto dipendenti? Tabata sostiene, nella sua esperienza di inizio secolo, che di collaborazione non ci fosse proprio nulla. Il fatto di dover firmare una lettera di “licenziamento” in bianco prima di iniziare è indicativo del rapporto.
non so ovviamente i dati interni, ma che si cerchi un patteggiamento per salvare i posti di lavoro e allo stesso tempo risparmiare all’azienda la metà della spesa non mi pare un ricatto, è una cosa più che ragionevole.
Vedremo come vanno i ricorsi.